Firenze – Thaqafiya –

Intervista di Erfan Rashid

Che fare quando il mondo è in fiamme?

Non è solo il titolo del capolavoro del regista Italo americano Roberto Minervini, ma è anche la terribile domanda che il film, il suo regista e milioni di persone nel mondo si pongono, di fronte alla totale incertezza in cui vive il mondo causata da guerre, confronti tra blocchi e potenze e i rischi epidemiologici ed ambientali.
La pandemia del Corona virus prima e i fatti di Minneapolis poi, dopo l’assassinio premeditato del cittadino afroamericano George Floyd ad opera di un poliziotto americano bianco, hanno dimostrato quanto fragili siano le economie e i contesti sociali in varie parti del mondo.

Chi ricorda l’ultima scena del duro è bellissimo film “No Man’s Land” del vincitore dell’Oscar bosniaco Danis Tanovic, si ricorda del monito che lanciava: “Siamo sdraiati sopra una mina, e qualsiasi mossa sbagliata la potrebbe fare deflagrare…”.

Tutto ciò che è accaduto negli ultimi tre-quattro mesi non è nato dal nulla, ma era come un fuoco ardente sotto le ceneri.

Nell’inedita intervista che abbiamo fatto con lui a Firenze il 4 Novembre, Roberto Minervini mette in guardia dal girare la testa dall’altra parte per non vedere i mali del mondo causati dalle ingiustizie sociali e delle diseguaglianze economiche che causano miserie povertà e disperazione ovunque.
Il film, “Che fare quando il mondo è in fiamme?” (2018 – 123 min.) segue le tragiche vicende dell’estate 2017, quando una serie di brutali uccisioni di giovani afroamericani per mano della polizia scossero gli Stati Uniti e il paese dovette interrogarsi sul razzismo e lo stato reale delle discriminazioni sul suo territorio.